La biblioteca personale di Giovanni Vailati, donata dagli eredi all’Università di Milano insieme alle carte che costituiscono l’archivio privato – per la cui storia si legga qui – è composta da quasi 2600 titoli. I volumi, tra cui monografie, annate di riviste (o, più spesso, numeri singoli), collezioni complete di autori e molto altro, riflettono dal punto di vista contenutistico gli interessi vailatiani: opere di logica e matematica sono affiancate da contributi di storia dell’antichità, delle scienze o della letteratura, l’economia politica trova posto vicino alla filosofia, la fisica e la religione. La collezione risulta assai variegata anche sotto il profilo linguistico: Vailati era in grado infatti di leggere in greco antico e latino, francese e tedesco, come pure in inglese. Presente anche qualche libro in russo. Per rendersi conto delle sue multiformità ed ecletticità basta guardare tra gli scaffali, che ospitano tutte le annate del «Leonardo», a cui collaborò significativamente, un’edizione Reclam delle opere di Schopenhauer, i Carmina di Orazio, il Nuovo Testamento in greco, gli Opera omnia di Euclide, il System of Logic di Mill, Genio e follia di Lombroso, alcune opere di Balzac.
Nel fondo librario sono presenti anche volumi rari e preziosi, cinquecentine e secentine, edizioni ormai irreperibili di testi settecenteschi e ottocenteschi, come anche la più rilevante letteratura scientifico-filosofica di inizio Novecento.
A queste caratteristiche, che già ne fanno una delle più rilevanti biblioteche filosofiche private in Italia, se ne aggiunge anche un’altra, non meno importante: in qualche caso i volumi sono – riccamente o sobriamente – postillati. Annotazioni a margine, sottolineature, indicazioni bibliografiche ulteriori – e anche qualche curiosa traduzione – contribuiscono a rendere questi libri una preziosa fonte storiografica per lo studio della produzione e del pensiero di Vailati e delle sue fonti principali.