Archivio Giovanni Vailati

Storia Studi

La «non fortuna», secondo un’espressione diffusa, riscossa da Giovanni Vailati presso i cultori degli studi filosofici negli anni della sua attività e in quelli immediatamente successivi alla sua morte, presenta, per un lungo periodo, una certa affinità con le sorti della storiografia a lui consacrata.

La «non fortuna», secondo un’espressione diffusa, riscossa da Giovanni Vailati presso i cultori degli studi filosofici negli anni della sua attività e in quelli immediatamente successivi alla sua morte, presenta, per un lungo periodo, una certa affinità con le sorti della storiografia a lui consacrata. Se si escludono le celebrazioni e gli omaggi postumi a lui resi, compreso quello più importante della predisposizione del grosso volume del 1911, per molto tempo le penne della filosofia italiana e non, sono rimaste inattive nei confronti del filosofo-matematico. In questa direzione, si potrebbe dire, le vicende degli studi vailatiani si incrociano, quasi perfettamente, con quelle del Fondo che conserva le sue carte. Se un sostanziale silenzio, rotto solo da qualche fugace incursione critica, solitamente inserita in più ampi contesti, contraddistingue il periodo che va dagli anni ’10 del Novecento sino ai tardi ’50, con l’arrivo delle carte personali a Milano e la loro messa a disposizione agli studiosi, una nuova stagione si apre. Già – a dire il vero – poco tempo prima della donazione, Ferruccio Rossi-Landi aveva, sulle pagine della «Rivista critica di storia della filosofia», iniziato un lavoro di recupero e di segnalazione del Materiale per lo studio di Vailati. Del resto è lui, insieme a Dal Pra, a promuovere l’arrivo dell’archivio in Statale, un arrivo che ha, come conseguenza fondamentale, l’organizzazione del Convegno internazionale del 1963 – centenario della nascita –, svoltosi tra Milano e Crema e le cui relazioni trovano poi spazio in un fascicolo monografico della rivista fondata da Dal Pra (luglio-settembre ’63). Avviata così, in modo concreto, la rivalutazione dell’opera e della figura di Vailati, anche grazie alla importante monografia di Antonio Santucci su Il pragmatismo in Italia (sempre del 1963), in cui un’ampia sezione è dedicata a Vailati, gli anni successivi, che vedono l’apparizione di qualche ulteriore contributo critico, sono contraddistinti dall’uscita dell’Epistolario (1891-1909), per la cura di Giorgio Lanaro; ad oggi, insieme al volume degli Scritti, punto di partenza imprescindibile per l’avvicinamento a Vailati. Molte saranno poi le integrazioni, apparse anche in contesti internazionali, a questa già ampia selezione; si possono citare, tra le più rilevanti, le pubblicazioni dei carteggi con Varisco, Amato Pojero, Calderoni, Brentano, Frege, Luigi Einaudi e Peano. In questa direzione sono da considerare preziosi i lavori di Mario Volpato, che negli anni ’80 si occupò anche dell’analisi e della strutturazione del Fondo Vailati, e di Antonio Brancaforte.

Anche nel quadro della valorizzazione della produzione scientifica e dello scavo delle fonti il periodo 1980-1990 presenta alcuni fenomeni interessanti, tra cui spicca una rinnovata edizione completa degli Scritti vailatiani (1987), curata da Mario Quaranta, che affianca ai testi già apparsi nel volume del 1911, presentati attraverso una riproposizione anastatica, una serie di altri saggi e recensioni sfuggiti agli editori di inizio secolo o rimasti inediti. Al di là di alcune scelte editoriali e critiche, non sempre condivisibili, questa nuova fatica ha il merito di rendere ulteriormente disponibile il corpus vailatiano, di fatto ormai poco accessibile nella sua interezza. Le riedizioni uscite in precedenza, più agili sul piano ecdotico e forse più incisive su quello storiografico, avevano infatti visto la riapparizione di testi singoli o selezioni tematiche. Il fondo archivistico, attraverso queste ricerche, andava assumendo così sempre più il valore di tramite per l’accesso al “laboratorio Vailati”.

Il fatto è confermato dagli sviluppi più recenti (gli ultimi venti anni circa). Una fase di stanca la si può certo intravedere al tramonto del secolo, ravvivata però, sino almeno alla conclusione del primo decennio dei Duemila, da altri due anniversari: il 1999 e il 2009. Il novantesimo, vede infatti diverse occasioni di discussione e approfondimento, tra cui spicca il multiforme convegno consacrato a I Mondi di Carta di Giovanni Vailati, in cui anche l’esistenza e la rinnovata forma assunta dal Fondo Vailati viene messa in risalto. L’avvicinamento al centenario della morte è poi scandito da ulteriori occasioni di confronto e dal costituirsi, per iniziativa di Mauro De Zan, di un Centro studi Giovanni Vailati, promotore di diverse iniziative e di una serie di pubblicazioni (l’Annuario), in cui diversi studi e materiali su Vailati trovano dimensione pubblica e dove prende vita il progetto, poi non realizzato, della preparazione di una nuova edizione dell’epistolario.

Grazie al progetto delle eccellenze del Dipartimento di filosofia “Piero Martinetti” e all’impegno congiunto di Dipartimento e Biblioteca di Filosofia, l’ultimissimo periodo è stato connotato da un riorientamento alla valorizzazione del Fondo, che ha previsto un nuovo condizionamento, il riversamento elettronico dell’inventario e il ripensamento della struttura di alcune sezioni (per questi aspetti si veda qui). La storia degli studi vailatiani ci dice che approfondimento critico e attenzione alle carte sono sempre andati di pari passo e anche in questo caso al lavoro propriamente archivistico si è affiancato un nuovo interesse per Vailati, testimoniato da mostre, incontri, lezioni; la speranza è che, ancora una volta e sempre di più, si possa tornare a parlare di questa importante figura della filosofia europea contemporanea.

Per approfondire:

F. Rossi-Landi, Materiali per lo studio di Vailati, in «Rivista critica di storia della filosofia», XII, 1957, pp. 468-485; ivi, XIII, 1958, pp. 82-108.

M. De Zan, 1909-2009: cent’anni di edizioni e studi vailatiani, in «Annuario del Centro Studi Giovanni Vailati», 2008/2009, pp. 75-93.

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