I taccuini sono testimoni infatti, in prima istanza, delle fonti di Vailati, delle letture alla base della sua formazione e del suo lavoro. Registrando una gran mole di dati bibliografici, di letture portate a termine o solo programmate, di excerpta, di annotazioni e riassunti, i quadernini forniscono informazioni preziosissime sulla conoscenza da parte di Vailati di certi autori, opere e correnti filosofiche e sull’utilizzo poi fatto di queste in sede di composizione.
La trascrizione di un passo – risalente anche a molto tempo prima – o un’indicazione bibliografica, forniscono il pungolo per la stesura di un articolo o per una considerazione specifica all’interno di un contesto più ampio di scrittura. L’occasione può venire però anche da un dialogo, uno scambio di opinioni in un caffè, che i Notes in qualche caso riportano.
Prende allora corpo, in una forma dapprima solo abbozzata, la linea direttrice dell’intervento messo in cantiere, attraverso appunti molto brevi e schematici, che lasciano poi spazio a testi più ampi e ponderati, intervallati da formule e tentativi di dimostrazioni, oppure da citazioni.
Man mano prende corpo il progetto, trasformandosi in una forma testuale più strutturata e omogenea, per giungere sino a una copia in pulito dell’articolo/nota/recensione, pronta da inviare allo stampatore.